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21 Maggio 2026
Articolo di Redazione

ICAR 2026: a Catania il punto su HIV, prevenzione, nuove terapie e sfide ancora aperte

 

Dalle terapie long acting alla PrEP iniettabile passando per diagnosi tardive, prevenzione e qualità della vita: la XVIII edizione di ICAR fotografa una gestione dell’infezione da HIV profondamente cambiata, ma con criticità ancora aperte

 

 

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Dal 20 al 22 maggio 2026 Catania ospita la XVIII edizione di ICARItalian Conference on AIDS and Antiviral Research, il principale congresso scientifico italiano dedicato a HIV e AIDS, epatiti virali, Infezioni Sessualmente Trasmesse (IST) e virus emergenti.

A quarant’anni dall’introduzione dei primi farmaci antiretrovirali, specialisti, ricercatori, società scientifiche e associazioni fanno il punto sui progressi che hanno trasformato la gestione dell’infezione da HIV. Oggi, grazie alle terapie disponibili, l’infezione può essere controllata efficacemente, ma restano aperte sfide importanti tra diagnosi tardive, infezioni non diagnosticate e attività di prevenzione.

In Italia vivono circa 150.000 persone con infezione da HIV. Secondo gli ultimi dati del Centro Operativo AIDS dell’Istituto Superiore di Sanità, nel 2024 sono state registrate in Italia 2.379 nuove diagnosi, un numero sostanzialmente stabile rispetto al 2023, pari a circa 4 casi ogni 100.000 abitanti.

Uno degli aspetti più critici riguarda il cosiddetto “sommerso”. In Italia si stima che tra 8.000 e 10.000 persone vivano con HIV senza saperlo. Questo dato è particolarmente importante perché chi non conosce il proprio stato sierologico non può accedere tempestivamente alle cure e può trasmettere inconsapevolmente il virus.

Anche le diagnosi tardive restano un problema rilevante. In Italia, nel 2024, quasi il 60% delle nuove diagnosi è avvenuto in fase avanzata di infezione, talvolta già in presenza di AIDS. Questo significa che molte persone arrivano al test dopo anni dall’infezione, perdendo l’opportunità di iniziare prima la terapia e di ridurre i rischi per la propria salute.

Un altro dato significativo riguarda le modalità di trasmissione. Nel nostro paese, nel 2024, il 46% delle nuove diagnosi è stato associato a trasmissione eterosessuale. È un elemento che conferma come l’HIV non riguardi gruppi specifici, ma possa interessare chiunque abbia esposizioni a rischio.

La percezione del rischio, secondo gli esperti, si è ridotta nel tempo anche perché le terapie hanno cambiato radicalmente la storia dell’infezione. Le terapie antiretrovirali permettono oggi, nella grande maggioranza dei casi, di controllare stabilmente la replicazione del virus. Circa il 98% delle persone in trattamento raggiunge una carica virale non rilevabile nel sangue.

Questo risultato è importante anche sul piano della prevenzione. Il principio U=U (cioè Undetectable = Untransmittable, in italiano “Non rilevabile = Non trasmissibile”), indica che una persona con HIV in terapia efficace e con carica virale stabilmente non rilevabile non trasmette il virus per via sessuale.

Le cure stanno inoltre diventando sempre più personalizzate. Accanto alle terapie orali, ICAR 2026 dedica spazio ai trattamenti long acting, cioè a lunga durata d’azione, che prevedono somministrazioni meno frequenti e possono migliorare aderenza terapeutica e qualità della vita.

Anche la prevenzione evolve nella stessa direzione. Tra i temi del congresso c’è la PrEP long acting, recentemente approvata anche in Italia. La nuova formulazione iniettabile intramuscolare ogni due mesi si affianca alla PrEP orale già disponibile e può rappresentare un’opzione utile per alcune persone HIV-negative a maggior rischio di acquisizione del virus.

La PrEP, cioè profilassi pre-esposizione, non è una terapia per persone che vivono con HIV, ma uno strumento di prevenzione rivolto a persone HIV-negative. Come la PrEP orale, anche la PrEP iniettabile protegge dall’HIV, ma non dalle altre Infezioni Sessualmente Trasmesse. Per questo deve inserirsi in un percorso di salute sessuale che comprenda controlli periodici, test HIV, screening per le IST, counseling e, quando indicato, uso del preservativo.

Nonostante i progressi terapeutici, la ricerca continua a confrontarsi con una sfida ancora aperta: il vaccino contro l’HIV. A differenza di altri virus, HIV muta rapidamente e riesce a sfuggire alla risposta immunitaria, rendendo complesso sviluppare una protezione efficace e duratura.

L’allungamento dell’aspettativa di vita delle persone con HIV apre inoltre nuove questioni cliniche. Anche quando il virus è controllato dalle terapie, può persistere uno stato di infiammazione cronica che aumenta il rischio di patologie cardiovascolari e cardiometaboliche. Per questo ICAR 2026 dedica attenzione anche alla prevenzione delle complicanze, all’invecchiamento e alla qualità della vita.

Il congresso conferma quindi una priorità chiara: continuare a investire in prevenzione, test, accesso precoce alle cure, innovazione terapeutica e contrasto allo stigma. L’infezione da HIV oggi può essere controllata, ma ridurre davvero le nuove diagnosi richiede informazione corretta, percorsi accessibili e una maggiore consapevolezza del rischio.

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Ultima modifica: 21 Maggio 2026