La PrEP iniettabile arriva in Italia: una nuova opportunità per la prevenzione dell’HIV
Il nuovo farmaco iniettabile amplia le strategie di prevenzione: somministrazione ogni due mesi e accesso regolato nei centri specialistici

In Italia si apre una nuova fase nella prevenzione dell’HIV con l’arrivo della PrEP iniettabile long-acting a base di cabotegravir. La recente approvazione da parte di AIFA rappresenta un passaggio importante e nei prossimi mesi il farmaco potrà progressivamente essere reso disponibile nei centri ospedalieri autorizzati alla prescrizione della PrEP.
Il cabotegravir long-acting verrà somministrato tramite iniezione intramuscolare, con una prima somministrazione a un mese e successivamente una dose ogni due mesi, cioè ogni otto settimane. Per formulazioni con intervalli ancora più lunghi sarà invece necessario attendere ulteriori sviluppi futuri.
Il farmaco è classificato in fascia H e pertanto potrà essere prescritto e somministrato in regime ospedaliero, all’interno dei centri specialistici già dedicati alla PrEP. Il costo della PrEP iniettabile è sensibilmente superiore rispetto alla formulazione orale, ma sarà interamente coperto dal Servizio Sanitario Nazionale. Proprio per ragioni di appropriatezza clinica e sostenibilità, pertanto l’accesso avverrà attraverso criteri selettivi, soprattutto legati a intolleranza, controindicazioni o presenza di comorbosità.
ll trattamento sarà prioritariamente rivolto alle persone che non tollerano o non possono assumere la PrEP orale a base di tenofovir/emtricitabina per insufficienza renale, ridotta densità minerale ossea, osteopenia o osteoporosi. Occasionalmente anche in caso di intolleranza gastrointestinale persistente.
Particolare interesse riguarda anche le persone più adulte, nelle quali comorbidità renali o ossee sono più frequenti e possono rendere meno adatta la PrEP orale tradizionale.
Qualcosa cambia anche sul piano diagnostico
Nelle persone candidate alla PrEP long-acting, soprattutto in presenza di un sospetto clinico di infezione recente, potrà essere necessario associare ai test rapidi o ai comuni test di quarta generazione anche un test molecolare HIV-RNA in PCR prima di iniziare il trattamento. È stata infatti descritta una particolare condizione, nota come sindrome di Levi, nella quale la profilassi long-acting può ritardare la comparsa degli anticorpi anti-HIV e rendere meno immediata la diagnosi nelle fasi iniziali dell’infezione.
I benefici della PrEP iniettabile non sono solo clinici
Per alcune persone evitare la compressa quotidiana significa maggiore riservatezza, meno preoccupazione di dimenticare il farmaco e migliore aderenza nel tempo. Gli effetti collaterali più comuni sono legati al sito di iniezione: dolore, fastidio locale, arrossamento o indurimento temporaneo, generalmente ben tollerati.
Va ricordato che oggi in Italia la maggior parte delle persone utilizza la PrEP orale, spesso in modalità on-demand, una strategia efficace, flessibile e sostenibile. L’arrivo del cabotegravir non sostituisce le opzioni esistenti, ma amplia la possibilità di scegliere il percorso più adatto alla singola persona.
Questa novità rappresenta anche un’occasione per rilanciare il tema dell’accesso alla PrEP nel nostro Paese. La prevenzione funziona quando è personalizzata, centrata sulla persona e facilmente accessibile.
La barriera principale resta lo stigma
Molte persone temono di essere giudicate promiscue, irresponsabili o automaticamente associate all’HIV solo per il fatto di chiedere informazioni sulla PrEP. Altre vivono con disagio l’idea di dover spiegare al partner, al medico di famiglia o alla farmacia una scelta di prevenzione del tutto legittima. Come mostrato anche da recenti ricerche qualitative italiane, il timore del giudizio sociale, la vergogna e la scarsa conoscenza del tema possono ritardare o impedire l’accesso alla PrEP più degli aspetti clinici o organizzativi. Normalizzare la PrEP come strumento di salute sessuale, al pari di un vaccino o di uno screening, è quindi essenziale per renderla davvero accessibile.


