HIV: l’Europa non è in linea con gli obiettivi 2030
Secondo ECDC, diagnosi tardive e obiettivi di prevenzione non pienamente raggiunti rallentano i traguardi HIV dell’Agenda 2030

L’Europa non è attualmente sulla traiettoria prevista per raggiungere gli obiettivi fissati dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite in materia di HIV. È quanto emerge dagli ultimi dati diffusi dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), che monitora i progressi verso l’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile 3.3: “porre fine all’epidemia di AIDS” entro il 2030.
Il quadro complessivo mostra una situazione a due velocità: da un lato le terapie antiretrovirali funzionano e garantiscono ottimi risultati clinici; dall’altro permangono ritardi importanti nella diagnosi precoce, nella prevenzione dei contagi e nella riduzione delle nuove infezioni e della mortalità.
Cosa prevedono gli obiettivi 2030 sull’HIV
Nel quadro dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, anche i Paesi dell’Unione europea (UE) e dello Spazio economico europeo (SEE) – cioè l’area che comprende i 27 Stati membri dell’UE più Islanda, Norvegia e Liechtenstein – hanno adottato gli obiettivi globali per il controllo dell’HIV.
Questi obiettivi sono stati definiti da UNAIDS, il Programma delle Nazioni Unite per la lotta all’HIV/AIDS, e sono noti come traguardi “95-95-95”.
Il 95% di tutte le persone che vivono con HIV deve sapere di avere il virus (diagnosi precoce).
Il 95% delle persone diagnosticate deve ricevere una terapia antiretrovirale (accesso alle cure).
Il 95% delle persone in terapia deve avere una carica virale non rilevabile (virus controllato, salute preservata e rischio di trasmissione drasticamente ridotto).
A questi si aggiungono altri obiettivi chiave: aumento dell’accesso alla PrEP (profilassi pre-esposizione), riduzione significativa delle nuove infezioni, diminuzione della mortalità AIDS-correlata e contrasto allo stigma.
L’ECDC ha riepilogato lo stato di avanzamento nel documento “Evidence brief: Progress towards reaching the Sustainable Development Goals related to HIV in the EU/EEA”, che analizza i dati più recenti disponibili (dicembre 2025).
Cosa sta funzionando
Il dato più positivo riguarda il terzo “95” dei tre citati: il 95% delle persone in trattamento antiretrovirale ha infatti raggiunto la soppressione virale.
Questo significa che, quando le persone accedono tempestivamente alle cure e seguono la terapia, il virus viene controllato in modo efficace. Dal punto di vista clinico, dunque, la strategia terapeutica funziona.
Dove l’Europa è in ritardo
Gli altri indicatori, tuttavia, mostrano criticità.
Il primo 95% (diagnosi) e il secondo 95% (accesso al trattamento tra le persone diagnosticate) sono entrambi fermi all’86%, al di sotto del target previsto.
Peggiori i dati sulle diagnosi tardive: secondo l’ECDC, nel 2024 oltre la metà delle nuove diagnosi (54%) è stata effettuata troppo tardi per garantire un trattamento ottimale fin dalle prime fasi dell’infezione. Questo ritardo compromette la salute individuale e rende più difficile interrompere la catena di trasmissione.
Anche sul fronte della prevenzione farmacologica i numeri non sono in linea con gli obiettivi: l’obiettivo di 500.000 persone in PrEP entro il 2025 non è stato raggiunto (le persone attualmente in PrEP sono significativamente inferiori al target).
L’incidenza delle nuove infezioni non mostra la riduzione prevista, e la mortalità AIDS-correlata non è in linea con il percorso di calo necessario per raggiungere i traguardi del 2030.
Una sfida di salute pubblica
I dati ECDC delineano un paradosso: la medicina dispone di strumenti efficaci per controllare l’HIV, ma sul piano della prevenzione e della diagnosi precoce non si riesce ancora a intercettare tutte le persone in tempo.
Diagnosi tardive, accesso disomogeneo alla prevenzione e persistente stigma continuano a rallentare il percorso verso l’obiettivo di “porre fine all’epidemia di AIDS” entro il 2030.
Il messaggio che emerge non è quello di un fallimento scientifico, ma di una sfida ancora aperta sul piano dell’organizzazione sanitaria, dell’accesso ai servizi e della prevenzione.
Il 2030 rappresenta un orizzonte ravvicinato. Colmare questo divario richiederà scelte strategiche e investimenti continui per rafforzare prevenzione, testing e contrasto allo stigma. Senza un rafforzamento stabile e coordinato delle politiche di prevenzione e diagnosi, l’obiettivo di “porre fine all’epidemia di AIDS” rischia di rimanere incompiuto.
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