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Counselling

  1. che cos'è il counselling?
  2. Chi propone il counselling HIV?
  3. a chi é diretto?
  4. A che cosa serve?
  5. Counselling e test HIV
  6. In caso di risultato positivo al test, il couseling post test si propone di:
 

Che cos'è il counselling?

Che cos'è il counselling?
La legge italiana e la buona pratica clinica sostengono, che quando una persona chiede di eseguire un test HIV, l'operatore sanitario le domandi di firmare il consenso informato, fornendole gli strumenti interpretativi per il significato del test e le informazioni per la futura prevenzione di comportamenti a rischio di infezione da HIV. Questo processo si inserisce nel contesto della relazione medico-paziente, secondo un atto di alleanza.

L'attività di counselling è definita dalla British Association for Counselling (BAC 1992) come: "... uso della relazione abile e strutturato che sviluppi l'auto-consapevolezza, l'accettazione delle emozioni, la crescita e le risorse personali. Il counselling può essere mirato alla definizione e alla soluzione di problemi specifici, alla presa di decisioni, ad affrontare i momenti di crisi, a confrontarsi con i propri sentimenti e i propri conflitti interiori e a migliorare le relazioni con gli altri. Il ruolo del counsellor è quello di facilitare il lavoro del cliente in modo da rispettarne i valori, le risorse personali e la capacità di autodeterminazione."
 
Il counsellor lavora con una strategia di comunicazione basata sull'ascolto empatico e sull'individuazione delle emozioni che maggiormente ostacolano il libero e personale processo decisionale del paziente. L'operatore (medico, infermiere o psicologo) cerca di liberare le energie del paziente affinché esso sia in grado di percepire con chiarezza la realtà e scegliere autonomamente quali comportamenti adottare.

Il counselling è motivato non da uno specifico agente eziologico, ma da comportamenti a rischio, pertanto nella fase di anamnesi e di chiarificazione del problema, l'HIV non va disgiunto dalle altre possibili malattie a trasmissione sessuale o parenterale.

 
 

Chi propone il counselling HIV?

Il personale sanitario di diverse professionalità (psicologi, medici, infermieri, ostetriche) appositamente formato, in seguito alla richiesta della persona, di eseguire un test HIV. Il counselling HIV dovrebbe essere previsto in tutti i centri in cui si richiede di eseguire un test HIV.

 
 

A chi é diretto?

A tutti i cittadini che vogliono eseguire il test HIV. In generale, è auspicabile che un counselling adeguato accompagni tutte le informazioni sulla salute che portano a scelte comportamentali. 

 
 

A che cosa serve?

Un buon counselling crea i presupposti per la migliore comprensione del problema e delle sue soluzioni. Si tratta di una strategia di comunicazione basata sull'ascolto empatico e sull'individuazione delle emozioni che maggiormente ostacolano il libero e personale processo decisionale del paziente.

 
 

Counselling e test HIV

Il counselling che accompagna l'esecuzione del test HIV si differenzia in pre-test e post-test counselling.

Counselling pre-test
Chi chiede di eseguire il test HIV può essere spinto dalle motivazioni più varie. L'operatore sanitario dopo aver creato i presupposti per una buona comunicazione (accoglienza, garanzie sulla segretezza e riservatezza del colloquio, risonanza empatica, etc...), valuta se i rischi riportati sono tali da rendere adeguata l'esecuzione del test: in tal caso informa la persona circa le caratteristiche dell'esame.
L'operatore fornisce inoltre alla persona, gli strumenti per valutare il rischio che può aver corso e le modificazioni del comportamento più efficaci nel ridurre il rischio di contrarre l'infezione da HIV.
Infine, in caso di esecuzione del test, si concorda l'appuntamento per il ritiro dell'esito e si rimandano ulteriori chiarimenti a tale data.
Il counselling pre-test si prefigge i seguenti scopi:
Consentire alla persona di parlare delle situazioni e dei propri comportamenti che potrebbero essere a rischio per HIV.
Identificare i fattori di rischio del soggetto e fornirgli informazioni personalizzate sulla trasmissione e prevenzione di HIV, al fine di favorire comportamenti idonei a ridurre il rischio di trasmissione dell'HIV.
Fornire informazioni sul test.
Preparare la persona al risultato del test riducendo l'ansia.
Mettere la persona nella condizione di decidere liberamente se sottoporsi o meno al test.
Costruire una relazione di aiuto che fornisca il supporto necessario per affrontare la situazione contingente e che sia un valido aggancio alle strutture sanitarie.

Counselling post-test
Al ritiro dell'esito è bene che un operatore illustri il significato e le conseguenze del risultato.
In caso di risultato negativo del test, l'operatore ne valuta il significato in funzione del tipo di rischio riferito e dà l'indicazione a ripetere o meno il test. In questa occasione, attraverso il colloquio, l'operatore può verificare a quale livello di consapevolezza sul proprio rischio personale sia giunta la persona e, se necessario, può fornire nuovi stimoli che la inducano ad una maggiore consapevolezza per poter progettare una strategia di cambiamenti comportamentali efficace.

 
 

In caso di risultato positivo al test, il couseling post test si propone di:

Comunicare e spiegare alla persona il risultato del test.
Discutere e spiegare le implicazioni immediate e future dell'esito.
Fornire supporto.
Dare informazioni sull'infezione da HIV.
Aiutare la persona ad attuare strategie adeguate per affrontare la situazione e modificare i comportamenti di rischio relativi alla trasmissione del virus.
La comunicazione del test positivo rappresenta un momento molto delicato. Si intuisce come possa essere sconvolgente apprendere ad un tratto che tutta la propria vita, deve essere riprogrammata sulla base di una nuova condizione sanitaria. Pertanto la persona che riceve l'esito positivo del test ha il diritto di poter:

 
 
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